Ciao a tutti.

Noi, alunni della I B, all’inizio dell’anno abbiamo partecipato al concorso “Scrittori di classe 2”. Dovevamo scrivere un racconto, partendo da un incipit (cioè da un inizio) scritto da un autore famoso. Abbiamo lavorato sodo e siamo moto soddisfatti del nostro lavoro; per questo, anche se non abbiamo vinto, vogliamo condividerlo con voi! Il tema era quello del viaggio.

Il nostro racconto parla di Isabella ma anche di Sara: una sua pronipote; lei è emiliana come noi e, come noi, ha vissuto il terremoto del 29 maggio; una sera trova il diario di Isabella e comincia a leggerlo. Il racconto di Isabella è pieno di avventure, ma soprattutto di insegnamenti: il primo è che non esistono differenze a livello religioso; il secondo è che dopo un brutto episodio si può tornare ad essere felici. Buona lettura. Speriamo vi piaccia!!!

Questo era l’incipit!

Sono nata a Genova, in una città illuminata dalla Provvidenza e immersa nel suono delle campane. Il 29 maggio del 1453, fu il mio ultimo giorno in quella amata quiete. Mio zio  mi fece chiamare con urgenza e a un’ora insolita:  le sei del mattino. Dovetti vestirmi malamente, in tutta fretta, condurmi al suo cospetto con i capelli che ancora portavano il disordine della notte.
“Ho una felice notizia per voi, Isabella” mi disse con tono lieto. “Ho concluso il vostro matrimonio. Andrete sposa a tale Adalberto  signore di Macinaggio.  Adalberto pare che vi abbia visto nella cattedrale in preghiera quando è stato qui a luglio e vi vuole anche senza dote.  Una fortuna insperata. Non sprecate tempo a ringraziarmi e andate a preparare le vostre cose. La vostra nave parte tra due ore”.

“Io desidero prendere i voti” dissi con voce ferma. Ne ero certa da sempre.  
“Non dipende da voi. Dipende da me ed io desidero che andiate sposa. Ho bisogno  del porto di Macinaggio, è uno scalo per la Provenza.  E poi nei conventi ci si sveglia alle quattro. Sono posti scomodi”.
“Signore Zio” osai ancora, “sono troppo giovane per andare sposa. E inoltre la Corsica è un luogo di selvatica, arretrata barbarie,  selve impenetrabili, privo di timor di Dio. Anche i marinai più rozzi ed esperti ne parlano con sgomento.”

“Avete quattordici anni, basteranno. Non sono timorati di Dio? Li convertirete. Arriverete domenica al più tardi, in tempo per la messa”.

“Il viaggio è un pericolo. I pirati saraceni imperversano sempre più rapaci. Potrebbero rapirmi. Non ci avete pensato?”.

“Certo che ci ho pensato, non sono certo uno sprovveduto. Il contratto matrimoniale mi dà i benefici del porto di Macinaggio anche se la nave si perde e voi con lei. Se i Barbareschi vi rapiscono potrete convertire anche loro. Ora, andate a prepararvi, dovrete partire con gli abiti che portate e niente altro.”

La nave salpò e io con lei. A Macinaggio ci arrivai cinque anni dopo, in effetti di domenica…

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